domenica 3 giugno 2012

La nuova frontiera dei videogame

I giocatori si sono evoluti, quanti piccoli potenziali sviluppatori si celano tra di loro? La nuova frontiera delle grandi Nintendo, Microsoft, Sony & co. deve essere quella di raccogliere questo potenziale e trasferirlo in operazioni commerciali. Pensate alle console di nuova generazione come a computer in grado di aprire un intero ambiente di sviluppo per il giocatore che, una volta creato il suo videogame, potrà scambiare o vendere la sua idea di gioco a tutta la comunità. Vedo troppo avanti? Vedremo...

sabato 14 aprile 2012

Fritzing cambia l'elettronica fai-da-te

Vi presento Fritzing, un progetto open source per creare schemi elettronici in un modo assolutamente rivoluzionario: si parte dal collegare immagini reali di elementi circuitali sull'immagine di una breadboard, proprio come lo si farebbe dal vivo per creare un circuito di test. Poi si passa facilmente alla modalità schematica classica dove, una volta trascinati i compomenti nelle posizioni idonee per evitare incroci e sovrapposizioni, si ottiene un layout stampabile e professionale del circuito. Se questo non bastasse, si può passare alla modalità PCB dove, scelta la grandezza della scheda da produrre (realmente), si riposizionano i componenti secondo le proprie preferenze e poi si effettua l'upload su Fritzing per procedere con l'ordine di scheda e componenti che arriveranno a casa vostra in formato di kit da assemblare!

Un esempio di circuito Fritzing esportato come immagine
Un suggerimento: i circuiti in modalità breadboard possono essere facilmente esportati come immagini e sono un'innovazione in fatto di presentazione di un progetto perché ne ottenete uno schizzo molto ben dettagliato, proprio come se aveste fotografato uno schema appena realizzato sulla vostra scrivania.

martedì 10 aprile 2012

Prodotti personalizzati dai clienti per migliorare il modello standard

Immaginiamo che un'azienda proponga di acquistare un prodotto altamente personalizzato sul proprio sito web. Il progetto e la qualità dell'idea all'origine del prodotto fanno sì che il cliente possa spaziare abbastanza sulle scelte dei dettagli da ritoccare. Immaginiamo anche che il cliente acquisti il suo prodotto "altamente personalizzato" ricevendo uno sconto sul prodotto stesso, o magari sull'acquisto del prodotto successivo.
Questo sistema potrebbe innescare un meccanismo secondo il quale l'azienda ottiene un feedback sull'uso effettivo che si fa del prodotto e può ricavare dall'analisi delle varianti più richieste un modello standard da inviare ai canali di vendita tradizionali. In questo modo, il modello ottenuto rispecchierebbe di più l'uso che se ne fa realmente e incontrerebbe la domanda da parte dei clienti, al contrario del prodotto ottenuto con ricerche di mercato e sperimentazione limitata.
L'immagine che ho inserito - una giacca da sci Kappa® - suggerisce come l'idea sia applicabile, giusto per fare un esempio, ai capi d'abbigliamento tecnico da sci: lo sciatore medio ha esigenze specifiche maturate nell'arco della sua lunga esperienza che riflettono le aspettative di molti altri clienti che si trovano a scegliere una giacca da sci in uno store. Perché allora non consentire al cliente stesso di condividere questa sua esperienza, collezionando tutta l'attenzione e l'impegno che richiede l'atto del "mettere insieme" la sua giacca ideale?

giovedì 15 marzo 2012

Ricomincio da qui (ovvero ho ripescato un mio vecchio progetto)

Non so se troverò il tempo e la voglia di aggiornare questo vecchio blog, ma è online da giugno 2007 e penso che sia arrivata l'ora di prendere una decisione: chiuderlo o usarlo.
Di esperienza ne ho fatta da allora, cinque anni non sono pochi... Una volta l'idea era quella di trascrivere articoli interessanti trovati qua e là. Non vorrei esagerare, ma l'obiettivo di un blog personale dovrebbe essere quello di esprimere il proprio punto di vista. Quindi ricomincio da qui. Niente idee ambiziose per ora... Vediamo se ne viene fuori qualcosa di utile.
A presto!
Andrea

lunedì 12 gennaio 2009

L’importanza della ricerca di mercato per le organizzazioni non-profit

Fate parte di un’organizzazione non-profit?
Vi piace ideare nuovi progetti?
Vi piace innovare e portare nuove idee?

Congratulazioni, la gente come voi è quella che tiene la nostra società al passo e fa evolvere la civiltà. Ma c’è la possibilità che possiate stare per iniziare un progetto che seppur buono non decollerà o finirà dimenticato dopo sole poche settimane dalla nascita. Vi chiedo di riflettere su progetti che sono falliti e vi propongo un metodo per evitare che questo possa accadere di nuovo o che possiate spendere tempo e risorse inutilmente su idee che non avranno successo.

Perché la ricerca di mercato è così importante?

Probabilmente già lo saprete, ma quasi tutte le compagnie conducono ricerche di mercato prima di lanciare un nuovo progetto o una linea di prodotti. La domanda che ci si pone spesso è “perché perdere tanto tempo e denaro su un’attività così improduttiva?”

La ricerca di mercato è principalmente un modo di minimizzare il rischio, forse simile ad un’assicurazione che comunque ha il suo bel costo. Il vantaggio? Si abbassano sostanzialmente le possibilità di investire troppo in un progetto per poi realizzare, quasi alla fine, che sia destinato a fallire. Una seconda funzione della ricerca di mercato è di aiutare ad offrire il prodotto al target giusto o al beneficiario effettivo, identificando le vere necessità e migliorando così le possibilità di successo di un certo prodotto.

Queste due funzioni di ricerca di mercato – abbassamento del rischio e identificazione delle necessità – sono tanto importanti per le società quanto per le associazioni non-profit. Anzi, risultano ancora più importanti quando si ha a che fare con associazioni senza scopo di lucro per due ragioni:
a) queste operano generalmente a basso costo e senza la solidità finanziaria delle società, pertanto non possono permettersi un fallimento;
b) tali associazioni puntano generalmente a soddisfare un bisogno effettivo di una comunità o un gruppo di persone piuttosto che cercare semplicemente di lanciare un prodotto sul mercato basandosi sulla pubblicità affinché la gente ne faccia uso.
Quindi piccole associazioni non possono permettersi di fare sforzi nella direzione sbagliata e, il modo migliore per evitare errori fatali è condurre una sorta di ricerca di mercato prima di investire sostanziali quantità di risorse in un nuovo progetto. Sarete sorpresi di sapere quanto possano aumentare le possibilità di successo di un prodotto alcune semplici ricerche di mercato.

Sarete altrettanto sorpresi di sapere quante associazioni falliscano per il solo fatto che ignorino tali pratiche. Le motivazioni date da alcuni leader che saltano in nuovi progetti senza fare adeguati sondaggi è che non possano permettersi di fare ricerche o che non valga la pena perdere tempo e denaro per queste cose. Nella vita reale, chiunque ha la giusta esperienza nel mondo degli affari può dirlo, queste due motivazioni non hanno alcun fondamento e, in ogni caso, tutte le ricerche fatte nel campo confermano gli alti dividendi che apporta la ricerca di mercato.

Cos’è la ricerca di mercato?

Fare una ricerca di mercato non significa necessariamente spendere 20.000€ per fare sondaggi telefonici oppure acquistare ricerche specializzate e servizi di consulenza. Ci sono forme più semplici che sono ignorate e sono quelle più determinanti. Se ignorate le ricerche di mercato come leader probabilmente ignorerete anche gli alti costi che comporta il lancio di un’idea a vuoto sotto la vostra responsabilità, specialmente se paragonato al bassissimo costo di una ricerca di mercato rispetto alle perdite che potreste dover affrontare.
Il costo di una ricerca di mercato può essere minimo, pari al costo di poche ore di lavoro e non superiore ai 10-20€ perché, che voi siate Chrysler o un gruppo di volontariato di quartiere, riguarda inizialmente la ricerca secondaria.

La ricerca secondaria riguarda il reperire informazioni che sono già state prodotte da altri (ad es. magazine, giornali, riviste, pubblicazioni, ecc.). Un nome alternativo per questo tipo di ricerca è (dall’inglese) Market Intelligence. Allora il primo passo da fare non appena si ha un’idea nuova è adoperare l’intelligence per capire meglio il contesto nel quale l’organizzazione sta operando e scoprire quali opportunità si hanno a disposizione.

Applicazione pratica

Per esempio: assumiamo che un’idea venga fuori durante un meeting di un’associazione caritatevole di zona. Questa idea consiste nel raccogliere fondi attraverso attività sportive. Così si decide di organizzare un torneo di basket e tutti i partecipanti dovranno pagare una certa quota, inoltre, gli spettatori dovranno pagare un biglietto per assistere alle partite. Alla fine i fondi verranno destinati alla lotta contro l’HIV in Africa.

Il primo passo sarà adoperare l’intelligence: si cercano informazioni sulla carta stampata o su internet riguardo attività simili nella zona (quartiere, città, regione). Allora ci si potrebbe rendere conto che esiste un’altra organizzazione che ha già avuto questa idea e sta organizzando, o ha organizzato in passato, qualcosa di simile oppure che esistono delle statistiche dell’anno scorso che indicano che il 90% dei residenti in zona preferiscano il calcio al basket. Attraverso queste semplici constatazioni si può stabilire se l’idea è buona o da scartarsi. Potrebbero inoltre venir fuori informazioni che suggeriscano di cambiare in parte i piani. Si potrebbe infatti scoprire che gli stessi intenti sono condivisi da un’altra organizzazione e per non intralciare l’operato a vicenda (si rischia di dimezzare le partecipazioni organizzando due attività parallele) convenga operare in sinergia. Questi sono solo alcuni degli inconvenienti ai quali la ricerca secondaria permette di ovviare, esistono molte altre possibilità per incrementare le chance di successo, semplicemente basta assicurarsi una ricerca più ampia facendo uso di tutte le fonti disponibili.

Dopo la ricerca secondaria, se sarete ancora convinti della fattibilità del vostro progetto, le opzioni per la ricerca primaria sono numerose e potrete scegliere il metodo di ricerca che più si adatti alle vostre esigenze o alle vostre possibilità. Potrete iniziare allora ad intervistare delle persone chiedendo di esprimere il loro parere, dando magari dei suggerimenti, oppure potrete distribuire un centinaio di questionari, che non vi costeranno più di 5€ in fotocopie, e potranno fornirvi un adeguato parere dal vostro target di riferimento. Questo tipo di ricerca permette di definire meglio il servizio da offrire. Quindi tornando all’esempio del torneo di basket, distribuendo un questionario si possono ottenere informazioni sul numero di persone effettivamente interessate a pagare un biglietto per assistere alle partite (sapendo che è per beneficenza), inoltre si ottiene una stima del costo che dovranno avere i biglietti stessi affinché una persona sia disposta ad acquistarli oppure, ancora, potrebbe invece venir fuori che la gente del posto è interessata ad altri tipi di incontri sportivi, ecc.

L’intero processo di ricerca di mercato per una piccola organizzazione potrà prendere una settimana di tempo o meno, ma potrebbe essere il segreto per trasformare la vostra piccola organizzazione in una di successo o, semplicemente, la chiave per rendere il vostro progetto, più che altri, quello che avrà più consensi. Se siete coinvolti in associazioni non-profit, specialmente se ne siete leader, è cruciale conoscere alcune tecniche di base di ricerca di mercato. In questo modo potrete assicurare un successo a lungo termine alla vostra organizzazione, spendendo meno capacità e risorse.
Per approfondimenti si consiglia la lettura di The Market Research Toolbox di Edward F. McQuarrie (lingua inglese).

Traduzione e adattamento a cura di Andrea de Giorgio